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inflazione 

Era un giorno come tanti altri.

 

Ero in ufficio con la pagina di WALL STREET ITALIA aperta sulla borsa di Milano, una giornata fiacca, noiosa come tante altre.
Mi alzo per fare una fotocopia, mi intrattengo a fare due parole con un collega quando comincio a sentire esclamazioni di terrore da parte dei colleghi che erano seduti davanti ai monitor: un aereo ha centrato una delle TwinTowers!

 

Che film stanno proiettando a quest’ora del pomeriggio?
E’un incidente? Una manovra errata?

 

Mentre cercavamo di capire cosa stesse succedendo, in pochi minuti ed in mondovisione ecco che il secondo aereo colpisce l’altra torre.
Fu tutto chiaro e fu subito notte. Mentre donne e uomini si lanciavano dalle finestre dei grattacieli i listini azionari di tutto il mondo precipitarono all’istante.

 

E’ l’11 Settembre 2001.

 

L’evento terroristico che ha segnato il nostro tempo, uno spartiacque tra un prima e un dopo, “NIENTE SARA’ PIU’ COME PRIMA” si disse.

Lascio agli esperti le considerazioni geopolitiche che in questi giorni non mancano di certo, dopo l’abbandono del territorio Afgano da parte degli Usa e l’immediato quanto inatteso ripristino dello stato islamico Talebano.
Voglio invece ripercorrere cosa è successo dopo quell’evento e nei venti anni successivi fino ad oggi ai mercati finanziari e come noi, risparmiatori-investitori, ci siamo comportati.

 

Il 2001 era già iniziato in affanno per le borse.

 

L’anno precedente avevamo assistito all’ultima gamba del poderoso rialzo delle borse iniziato a metà degli anni ’90. Un rialzo alimentato dalle grandi aspettative legate alla diffusione di internet. I listini azionari si erano spinti su livelli elevati fino ai primi mesi del 2000 quando la famosa, o meglio famigerata, bolla internet scoppia facendo molto male a tutti gli investitori inesperti, quindi al 99% di noi.

 

Il calo delle borse e quindi anche del valore dei patrimoni dei risparmiatori, era iniziato ad aprile 2000 e nel 2001, tra qualche recupero e alta volatilità, i mercati sembravano volersi riscattare.
Ogni speranza si infranse difronte a quella tragedia.
Niente, si diceva allora, sarebbe stato più come prima: guerre, attentati, antrace, l’Occidente sotto costante attacco e un enorme senso di insicurezza.


Nessuno sarebbe più salito su un aereo, le compagnie aeree sarebbero fallite come i tour operator e i villaggi vacanze, i consumi sarebbero crollati, le aziende non avrebbero retto il colpo, la disoccupazione sarebbe esplosa. Il sistema economico occidentale sarebbe imploso, colpito profondamente al cuore con conseguenze inimmaginabili.

 

I mercati piombarono in un interrotto ribasso che si protrasse fino a marzo del 2003 ( data dell’inizio della guerra in Iraq, ricordiamoci il clima che stavamo vivendo…). Una guerra, si diceva al tempo, ci vuole una guerra per risollevare l’economia.

 

L’indice S&P500, il più significativo perchè rappresenta la Borsa Americana, la più importante al mondo ancora oggi, scese vicino ai 750 punti, perdendo circa il 50% rispetto ai 1500 punti toccati nel 2000!
Gli investitori in quegli interminabili mesi ricevettero una sonora batosta e pochissimi resistettero alla voglia di vendere. Vedevano i propri risparmi polverizzarsi giorno dopo giorno e anche i più audaci, i più fedeli ai piani di medio e lungo termine, capitolarono.

 

Da questa caduta violentissima dei mercati sono scaturite convinzioni, rinunce e distorsioni che nell’immaginario e nella vita reale dei risparmiatori hanno lasciato segni ancora visibili.

 

I mercati in realtà, nella totale indifferenza dei risparmiatori che giuravano “mai e mai più i miei soldi in borsa”, iniziarono un recupero poderoso a partire dal marzo del 2003 che duro’ fino al 2008 quando un’altra pesantissima tegola si abbatté su di loro e immancabilmente sui portafogli: il fallimento della importantissima banca americana LEHMAN BROTHER’S e l’inizio della Crisi dei Mutui Subprime e derivati vari.

 

A marzo del 2009 l’indice americano, che nel 2007 aveva recuperato i 1500 punti, crollo’ ancora una volta e ancor più, scivolando fino a 666 punti. Oltre il 50% di perdite!!
Se fino ad allora qualcuno fosse rimasto convinto della bontà dell’investimento in azioni, anche le più strenue resistenze stavolta furono fiaccate da questo nuovo cigno nero.

 

Nel 2009 la maggior parte degli investitori realizzò che investire nelle azioni o, come si dice  spesso al bar “giocare in borsa”,  non fosse più e non sarebbe stato più opportuno. Non c’erano più le condizioni economiche e politiche per fidarsi.
Questo fu il pensiero più diffuso.

 

Oggi dopo più di 20 anni dall’inizio dei quel periodo tremendo, dove sono arrivati i mercati? Come sono andate le economie? Le più grandi disgrazie previste allora, sempre in campo economico e finanziario, si sono mai avverate?

 

Cosa sarebbe successo ai nostri risparmi se non ci fossimo fatti influenzare dalle informazioni catastrofiche del momento? Se non avessimo venduto niente? Se non ci fossimo impauriti di ulteriori discese e fossimo restati correttamente investiti e non avessimo “gettato la spugna” come sarebbe andata?

 

Ebbene, l’indice americano S&P 500 di cui ho parlato sopra, precipitato a 666 punti dai 1500 del massimo del 2000, oggi vale 4500 punti.

Vale oggi il triplo del livello massimo del 2000. E vale ben 7 volte il valore minimo registrato nel 2009.
Significa che chi avesse investito nella borsa americana nel 2009 oggi avrebbe 7 volte quel patrimonio! Anche chi avesse investito nel 2000 al massimo, prima dello scoppio della bolla internet, prima dell’attentato alle Torri, oggi avrebbe comunque il triplo di quei denari.
Si, avete capito bene, il TRIPLO!

 

Per non parlare dell’indice NASDAQ, il più temuto distruttore di patrimoni nel periodo 2000/2009 che dai 5000 punti dell’anno 2000 scese a poco più di 1000. Il Nasdaq oggi vale 15000 punti ( quindicimila ), ben 15 volte il valore che aveva raggiunto nel 2009 e tre volte il valore massimo toccato nel 2000.
Anche un investitore poco accorto o mal consigliato che nel 2000 avesse investito ai valori massimi, oggi, dopo 21 anni è vero, avrebbe almeno 3 volte i denari di allora.

 

A quanti di noi è successo? A nessuno!

 

Faccio una promessa: tra 20 anni sarò di nuovo qui a scrivere e spero di trovarvi ancora tutti. Scriverò dei mercati che saranno ancora triplicati. Chissà dove, magari non ci sarà più Facebook, chissà a quali sistemi affiderò i miei pensieri. Nel frattempo ci sarà stato il Covid o qualche altra diavoleria che avremo sconfitto, ci sarà stata la sfida climatica che avremo vinto, ci saranno stati chissà quali castighi, forse anche l’invasione delle cavallette ma, i mercati, in barba a noi, saranno comunque saliti. E a questo giro, grazie anche ai vostri consulenti finanziari e agli insegnamenti del passato, il patrimonio di quei risparmiatori che riusciranno a controllare le proprie emozioni sarà notevolmente cresciuto.

 

Scommettiamo?

 

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